martedì 7 aprile 2009

OC FESTOLESE - REAL PRISCOLANDIA 1 - 6

reti ocf: 1 romano

formazione ocf: posizares - giginho - marchinho - romano - escag

c' e' CRISI? LA FESTOLESE COMPRA

La crisi economica e di risultati che ha colpito la festolese, non sembra preoccupare il presidente che anzi risponde concludendo altri tre acquisti. Verranno infatti presentati domani a mezzogiorno nella hall della sede sociale, l' estroso centrocampista sudamericano Edwin, l' arcigno difensore giapponese TAKESCY, e il bomber argentino Panitico. I tifosi sperano che con questi nuovi acquisti, la squadra festolese possa invertire il trend di sconfitte degli ultimi due mesi.

giovedì 2 aprile 2009

ARCIMATTO 5P : PAOLO SOLLIER


Prima ancora che per i suoi piedi buoni (giusto in quegli anni predicava Fuffo Bernardini...), Paolo Sollier si distinse, nella metà degli anni Settanta, per il suo anticonformismo e per il suo essere schierato politicamente. Lui stesso, attraverso la copertina del suo libro (che lo ritraeva con la maglia rossa del Perugia e il pugno chiuso alzato...) si dichiarava "Calciatore per caso". Il caso, però, a Paolo Sollier da Chiomonte, provincia di Torino, diede una bella mano. "Per caso" si ritrovò a far parte di quel Perugia dei miracoli, allenato da un allora sconosciuto Ilario Castagner, che centrò una clamorosa promozione in serie A nel 1975 grazie anche ai gol (sette in tutto, e senza rigori...) del suo centravanti di manovra."Mi spiace soltanto" racconta oggi Sollier dalla sua casa di Vercelli "di non avere colto né vissuto appieno, a quei tempi, il significato di quell'impresa. Il Perugia saliva per la prima volta in serie A, tutta una città, e non solo i tifosi più accesi, erano dietro la squadra. Tanto che ancora oggi, chiunque di noi si presenti a Perugia, viene riconosciuto e ricordato..."Forse tu all'epoca desti poca importanza a quella promozione in quanto il calcio, per te, era una cosa marginale..."Proprio per niente: sono diventato, sì, calciatore per caso, ma solo perché all'epoca era così, da ragazzino giocavi per divertirti; poi, se ci sapevi fare, andavi avanti. Oggi è diverso, molti ragazzi "programmano" la loro carriera anche con l'aiuto dei genitori: decidono che da grande faranno i calciatori. Allora una simile mentalità non aveva senso: diventare calciatore non ti garantiva stipendi da nababbi (eccezion fatta per i campioni), per cui era anche inutile investire tutto quel tempo.Resta il fatto, però, che ho sempre giocato a calcio, e con grande passione. Solo non va confusa la mia passione per questo sport con quello che era, ed è, il mio modo di essere."Anticonformista?"Una parola grossa: più semplicemente, all'epoca erano ancora rare le persone che dicevano ciò che pensavano e si comportavano in maniera naturale. Così io, come tanti altri, venni spacciato per ribelle solo perché non nascondevo il mio essere 'io'. Ecco, credo che al di là dell'aspetto politico, sul quale tanto si è ricamato, fosse questa la vera innovazione del '68. Per queste ragioni non mi riconoscevo del tutto nel personaggio-Sollier che mi costruirono addosso: il calciatore di avanguardia operaia, quello del pugno chiuso, quello che non firma autografi... Non rinnego niente, sia chiaro, ma si trattò, in alcuni casi, di singoli episodi ingigantiti, o comunque di aspetti della mia personalità che tendevano a sovrastare tutto il resto. Si arrivò addirittura a dire che andavo in campo per fare proselitismo... Assurdo: io in campo pensavo a giocare."Resta il fatto che quel pugno chiuso finì in copertina del tuo libro..."Fu una scelta dei miei amici della casa editrice. Io non ero d'accordo, loro mi convinsero che si trattava di un'immagine emblematica, che fotografava un momento..."Non si trattò, piuttosto, di una scelta di marketing?"Mi sa di sì..."Che ricordi ti sono rimasti impressi, di quegli anni Settanta? Quali episodi "vedi" riguardando indietro?"Sarebbe facile rispondere 'il delitto Moro': in realtà gli anni di piombo, il terrorismo rappresentarono una sorta di punta - impazzita - di un iceberg, un fenomeno che finì per criminalizzare un'intera generazione. Si diceva: 'ecco a cosa sono arrivati quelli del '68'. In realtà, e lo dico senza voler sminuire l'orribile aspetto di quei delitti, il terrorismo fu dovuto a un'esigua minoranza, a scelte personali perverse e forse - indirettamente - anche 'favorite' da una sinistra che, già allora, pareva compiere scelte opportuniste, annacquava le proprie idee per prendere più voti..."L'eurocomunismo non fu sufficiente a vincere le elezioni: il 20 giugno 1976 il 'sorpasso' non ci fu, e la DC rimase al potere grazie a quanti, seguendo il consiglio di Indro Montanelli, andarono a votare turandosi il naso..."Certo. Il ceto medio è sempre la maggioranza, quella che decide..."Torniamo a quel Perugia, il Perugia dei miracoli..."Questo è il bello del calcio. Uno sport che, a differenza di tutti gli altri, sfugge alle regole della programmazione. Certe volte i miracoli avvengono, proprio come ora sta succedendo con il Chievo: nel nostro caso contribuirono vari fattori: un allenatore ambizioso, un gruppo di calciatori che, magari, presi uno per uno, non valevano granchè ma, come gruppo, esaltavano a vicenda le proprie qualità. Forse contò anche il fattore-sorpresa, la piazza serena..."Quel Perugia però, alternò momenti esaltanti ad altri drammatici, primo su tutti la morte di Renato Curi..."Renato... Abbiamo giocato insieme per anni e non ci siamo accorti mai di nulla. Dopo la sua morte scoprimmo che in precedenza aveva dovuto affrontare due visite fiscali: la prima quando passò dal Giulianova al Como, quindi quando fu ceduto al Perugia. Evidentemente c'era qualcosa che non andava, ma lui stesso ne venne, evidentemente, tenuto all'oscuro..."Ne sei sicuro?"Non era mica un suicida. Era un ragazzo allegro, sveglio... E poi in campo era un motorino. Non ci furono avvisaglie. Dopo la tragedia, Michele Nappi ed io (che nel frattempo ero passato al Rimini), in qualità di rappresentanti dei calciatori, ci costituimmo parte civile. Ricordo ci telefonò Pasqualin, l'attuale procuratore, per dirci che la Federazione, forse, non aveva fatto i dovuti controlli. Finì che la controparte offrì un risarcimento economico alla vedova, e il caso venne chiuso. Credo si sia trattato di una morte evitabile."Torniamo a quel periodo: erano anni particolari, quegli anni 70. Anni di piombo, tutt'altro che sereni..."Se parliamo dei grandi fatti, dei fatti di cronaca, senza dubbio sì. A livello personale, a livello umano però, la qualità della vita (non intendo certo il lato economico) era migliore"Perché?"Certi valori quali, su tutti, la solidarietà, o se vuoi fermarti un gradino più giù, la socialità o umanità che dir si voglia, erano ancora vivi, più radicati, non solo nella sinistra. C'erano anche, ancora, i valori dell'essere cristiani: "Ama il prossimo tuo come te stesso" era un pensiero ancora riconosciuto. Oggi impera l'egoismo, la mancanza di rispetto, il menefreghismo per la sofferenza del prossimo, dei poveri, degli emigranti, degli zingari, per fare alcuni esempi. C'è poi, a tutti i livelli, una competitività esasperata, una lotta 'tutti contro tutti.' Credo che il mezzo televisivo abbia contribuito a questo inaridimento: la televisione rende superficiali, uccide la memoria e la socialità."Anche il calcio si è inaridito..."Di questo non sono convinto. Il calcio, sotto certi aspetti, e forse più a livello minore, rimane uno sport essenzialmente di squadra. Per questo imprevedibile..."Ma la tecnica, la fantasia sono andate a farsi benedire..."Non sono d'accordo. Vero è che, anche a livello di vivai, si è esasperato il lato tattico piuttosto che incoraggiare quello tecnico. Vero è che si corre di più, si pressa, le squadre corte complicano il gesto tecnico. Credo però che il livello tecnico medio sia superiore a quello dei miei tempi. Prendi, ad esempio, uno come Zidane, che se ne viene via in mezzo a tre avversari che lo pressano. È un gesto tecnico incredibile, impensabile ai miei tempi quando in campo, catenaccio o non catenaccio, si respirava di più."Alla fine Paolo Sollier è rimasto nel calcio: allenatore per caso?"Fino a un certo punto. Chiaro che uno, giunto a fine carriera, compie delle scelte professionali, e il campo di calcio fa parte del mio mondo."Vivi a Vercelli, alleni il San Colombano al Lambro. Scelte di vita?"Credo che ognuno, nella vita, si disegni un proprio cammino. Per quanto riguarda Vercelli: vent'anni fa, durante i miei ultimi anni da calciatore, conobbi qui una simpatica signora, e decisi di fermarmi qui. Quanto al San Colombano: se alleno una squadra per così dire 'minore', vuol dire che questo è il mio destino, se così vuoi chiamarlo."Accetteresti, dunque, la panchina di una grande squadra?"Ma perché no?"CALCIO E POLITICA L’INTERVISTATrent’anni dopo le sue celebri contestazioni politiche in area di rigore, l’ex attaccante del Perugia, oggi 57enne, allena una squadra di promozione in provincia di LodiPaolo Sollier«Io facevo la rivoluzione, i gesti di oggi sono altro» Il più celebre “dissidente” del pallone italiano: «Andavo in campo da figlio del ’68, Di Canio e Zampagna no»Intervista raccolta da A Brembio (Lodi) e Massimiliano Castellani, pubblicata qui dal quotidiano cattolico AvvenireAChiomonte, piccolo centro della Val di Susa, i moti del '48 arrivarono con cento anni di ritardo. Era il 13 gennaio 1948, il giorno che nacque Paolo Sollier, il rivoluzionario del calcio italiano. Non era ancora il "Mao" degli spogliatoi di Perugia e Rimini, quando giocava nelle giovanili del Vanchiglia, e tutto si poteva pensare tranne che la sua sarebbe stata una vita di barricata più che da uomo d'area. Negli anni '70 quelli che come lui mischiavano Dio con le faccende della politica di sinistra, venivano etichettati come cattocomunisti: lui che univa le due cose, conciliandole con la pratica poco intellettuale del pallone, finì presto in cima alla lista dei "dissidenti". Un percorso esistenziale lineare, anche adesso che dopo 7 anni di Sancolombano in serie D è passato ad allenare il Brembio in Promozione.Nelle quattro ore di macchina che fa tre volte alla settimana da Vercelli, dove vive, a Brembio, capita che rivada con la memoria a quella domenica del '75, quando all'Olimpico conobbe la dura contestazione dei tifosi laziali per aver mostrato il pugno chiuso.Cosa è significato per Sollier quel gesto?«Molto, perché come giocatore forse non mi avrebbero ricordato senza quell'episodio. A me comunque quel pugno chiuso non stava nemmeno simpatico. Lo reputavo un gesto senza fantasia. Cominciai a farlo quasi per gioco a 19 anni e poi ho continuato perché trovavo che fosse un atto di coerenza per l'impegno che avevo profuso prima di diventare un giocatore professionista. Continuare ad esporlo, era un modo di ricordarmi da dove venivo e voleva essere una provocazione, ma non al mondo esterno, semmai all'interno di quel sistema in cui ero entrato e nel quale volevo restare comunque me stesso».Zampagna e Di Canio su fronti opposti non pensa che l'abbiano emulato?«Io non mi sento vicino a Zampagna perché parliamo di mondi distanti. Io sono figlio del '68, cresciuto con una educazione cattolica che mi ha dato due grandi insegnamen ti: la convinzione che nella vita c'è sempre una via d'uscita e l'abitudine a prendermi sempre la responsabilità di tutto in prima persona, eliminando quella finzione che sono gli alibi. Di Canio invece ritengo che sia un po' l'espressione di quello che passa in questo momento la nostra società e di conseguenza il calcio. Il suo braccio teso è stata la dimostrazione che comunque la storia ci rimanda continuamente indietro. La mia generazione era convinta che con il tempo nel mondo i conflitti si sarebbero attenuati. Il presente ci ha smentito e dimostra anzi che la lotta al nemico, allo sconosciuto, al diverso, si è fatta più dura. Ma guardando i casi di Zampagna e Di Canio la mia impressione è che si stia comunque cercando di stare troppo dietro ad un falso problema».Significa che sbagliano quelli che danno delle interpretazioni politiche ai loro gesti?«La politica nel calcio c'è, e da sempre, ma non si vede, non è eclatante come quei gesti ai quali ognuno di noi può dare il valore che vuole. Ma il problema credetemi non è lì. Il dramma è quello che ha fatto la politica vera al calcio, inteso come industria. Un'industria in piena crisi economica che negli ultimi dieci anni ha incamerato milioni di debiti e questo è il risultato di scelte politiche, di connivenze pericolose. Ma di queste cose non si parla mai, fanno più notizia i pugni chiusi, certo… Io invece rabbrividisco quando sento dire che l'Italia si propone per gli Europei del 2012, e c'è da ricostruire tutti gli stadi. Ma come, e tutti i miliardi spesi per realizzare quelli dei Mondiali del '90?…».Tornando a quei gesti, comunque c'è chi teme che possano sfociare in un inasprimento della violenza negli stadi e alterare gli equilibri del complesso mondo ultrà.«Falsa demagogia: basta togliere la svastica o la faccia del Che dallo striscione e ci si accorge che le Curve parlano tutte la stessa lingua. E poi bisogna stare attenti a demonizzare gli ultrà, perché spesso in mezzo a l oro ci sono ragazzi che fanno volontariato e tutta una serie di iniziative socialmente utili. Una volta mi è capitato di conoscerne uno che aveva raccolto i fondi necessari per costruire un ospedale in un paese del terzo mondo. Poi magari scopri che quel tipo di soggetto è lo stesso che alla domenica sfascia una macchina e partecipa alla carica contro i celerini o i tifosi avversari. Ma qui entra in ballo la loro responsabilità, di canalizzare al meglio le energie positive e dargli una continuità in senso costruttivo, proteggere lo stadio come uno dei pochi luoghi di aggregazione rimasto a queste ultime generazioni».Cosa salverebbe e cosa andrebbe buttato del mondo del pallone?«Del calcio di oggi salvo una sola cosa: il suo linguaggio. Un linguaggio universale, l'unico che possa dirsi tale, più di Internet, e che accomuna un ragazzo del Tanganika con un coetaneo che vive al Polo Nord. Butterei invece quella massa di programmi sportivi idioti e inutili, che hanno creato una generazione di tifosi addestrati al calcio della tv che è tutto un altro sport rispetto a quello che si gioca in campo».
Il codice SollierPAOLO Sollier, che si pronuncia come si scrive e non Solliè, originario di Chiomonte, a metà degli anni settanta giocava nel Perugia e salutava il pubblico a braccio teso e pugno chiuso. Un gesto che voleva dire avanti popolo, operaia è la mia vita, siamo arrivati qui sul 68. Che non è un tram, ma un anno in cui qualcuno ha messo una svolta da qualche parte per andare a cercare un futuro. Un gesto che è stato preso troppo sul serio, secondo lui: «Per me era un saluto normale, nato sui campi di serie D, che rivolgevo agli amici in tribuna. Un’intesa, una cosa tra noi, mica solo uno slancio politico».Ma come, equivocato proprio Sollier, il simbolo dell’anticonformismo e della forza intellettuale, quello schierato politicamente, senza vergogna? Da non crederci. All’epoca ha scritto un libro («Calci, sputi e colpi di testa», editrice Gammalibri, introvabile) e la vita lo ha… punito facendolo diventare allenatore della Nazionale Scrittori.Il fatto è che lui sa giocare bene in tutti i ruoli che la vita gli propone. Ed è per questo che ancora oggi Sollier, uno dei primi calciatori diventati famosi grazie ad un forte impatto mediatico, è uno dei personaggi più veri con cui parlare di calcio. Un uomo dal pensiero prensile e dagli occhi più vispi di un opossum.Ciò che più colpisce, a maggio 2006, è incontrare Sollier senza barba e capelli come appariva nelle figurine Panini. Sollier, quel Sollier, era un «barbudo», l’aria di un rivoluzionario, una specie di barbaro che uccideva i barbieri, un vichingo ruvido come il vino avanà, rosso delle sue parti.Paolo Sollier è nato a Chiomonte il 13 gennaio 1948, oggi vive a Vercelli e in valle di Susa ci torna ogni tanto per accompagnare in montagna la madre che vive a Torino: «Un po’ d’aria buona, d’estate. In valle di Susa ho pochi legami, però è sempre il luogo dove sono nato e che mi ha fatto capire la differenza tra le debolezze della città e la durezza del lavoro nei campi, il sudore come valore di vita».Il Sollier calciatore, centrocampista camuffato da attaccante, ha giocato con le maglie di Vanchiglia, Cinzano, Cossatese, Pro Vercelli, Perugia, Rimini, di nuovo Pro Vercelli e infine Biellese. La serie A l’ha vista di passaggio nella stagione 75-76, quando aveva 26 anni. Ha segnato un solo gol ma glie l’hanno annullato: «Mi girano le scatole ancora oggi. L’ho fatto a San Siro contro il Milan, un tiro da fuori area dritto all’incrocio dei pali. La palla veniva fuori da una mischia dopo un corner, l’arbitro ha fischiato un fallo di confusione là in mezzo. Un gol a San Siro è sempre un gol a San Siro».Gli occhi si accendono, le mani si stringono a pugno (arrieccolo), i piedi si agitano come se avessero un appuntamento. No, non l’ha ancora digerita. E sono passati trent’anni. E chissà quante altre volte la rete di San Siro si è gonfiata invano. Non che a Sollier i gol facessero lievitare il conto in banca: ogni volta che la buttava dentro chiedeva al presidente di sottoscrivere dieci abbonamenti al Quotidiano dei lavoratori. Stop.
Ma cos’è questa cosa del centrocampista travestito da attaccante? Spieghi, mister. «Ero un centrocampista con buone doti offensive e mi mettevano il numero nove sulla maglia: tutto qui».Qual è il ruolo più bello del mondo? «Quello che riesci a fare meglio, ma per vocazione, perché ci sei portato».A Perugia, Sollier se lo ricordano per i sette gol messi a segno nell’anno d’oro in serie B, quello della promozione. Se torna nel capoluogo umbro lo soffocano ancora adesso.Quella squadra, allenata da Ilario Castagner, ha scritto una grande pagina di calcio salendo per la prima volta in serie A. E la sua bellezza stava forse nella statura morale dei suoi solisti, diventati grande collettivo. Erano gli anni in cui Sollier, al quale veniva apposta l’etichetta di dissidente, sapeva fare molto bene il suo mestiere.Eppure anche al top della carriera il calciatore pensante (una rarità) si è sempre sentito un calciatore per caso. Perché? «Perché il calcio all’epoca era così. Se eri bravo e avevi un po’ di fortuna venivi fuori. Ma sapevi da dove venivi, sapevi chi eri. Oggi invece dietro a un ragazzo che gioca a pallone c’è una programmazione, sia della dirigenza che dei genitori. Lui deve per forza diventare un calciatore. Ai miei tempi non aveva senso, perché diventare calciatore voleva dire guadagnare non abbastanza per vivere di rendita per tutta la vita. Oggi sì, purtroppo».Non dirmelo. Il barbudo giocava per passione. «Esatto. Amavo il calcio ed ero me stesso. Anche quando alzavo il pugno». E cos’era quel gesto? Anticonformismo o cosa? «Anticonformista non direi. Almeno, non ero consapevole di esserlo. Mi spacciavano per un ribelle, mentre io ero soltanto me stesso. Non recitavo una parte, ecco».Forse ha contribuito il fatto di militare in Avanguardia Operaia… «Può darsi. Comunque tutto è nato da episodi gonfiati dai mezzi di informazione. Ma chiariamoci: io non rinnego il pugno e la militanza, dico solo che era la mia personalità».E’ vero che non firmava autografi? «E’ vero».E’ vero che qualcuno diceva che lei giocava solo per fare proselitismo, un Gesù alla comunista? «E’ vero, lo dicevano. Ma io andavo in campo solo per giocare».E’ vero che non era d’accordo con l’editore del suo libro che voleva mettere in copertina lei con il pungo chiuso?«E’ vero. Mi dissero che quell’immagine era emblematica. Ma mi sa che mi hanno fregato, forse era una scelta di marketing».
Cosa le manca degli anni 70? «C’era un’atmosfera pesante, dovuta ai fatti di cronaca nera come il delitto Moro. Però si sentivano valori come la solidarietà, la socialità. Anche i valori cristiani erano più veri. Oggi è tutto più arido. La colpa? Delle concorrenze, della competitività e della televisione: distoglie dall’aggregazione, informa male, dispensa superficialità ed è un luogo dove si diventa falsi, dove si recita una parte».E’ per quello che non va in televisione? «Sì. La detesto».E’ vero che a fine carriera ha comprato una radio privata? «Vero anche questo. Radio Rosa Giovanna di Rimini. Facevamo trasmissioni sulla storia degli Indiani d’America e sui cantautori francesi».Poi è cominciata l’era delle panchine. Ora il calcio lo vive da allenatore? «Allenatore senza panchina, purtroppo: il Brembio (serie D lombarda ndr) mi ha esonerato a metà stagione. Meno male che c’è la Nazionale Scrittori…». Capitan Baricco (infortunato), Perissinotto, Grande, Cavina, il portiere Favetto. Come sono, brocchi ben grammaticati? «Hanno dei limiti tecnici, ecco. Ma hanno un grande spirito di squadra e di sacrificio. E a me va bene: quando li alleno mi diverto».Lei ha vinto diversi concorsi letterari aperti a calciatori professionisti. Scrive ancora? «Ogni tanto, se qualcuno me lo chiede. Oppure se mi sveglio con un’idea da proporre a qualcuno. Scrivo per passione, non per talento ».Tifoso della Juventus. Ma sentitelo: «Da ragazzo ero della Juve nel profondo. Sivori, Charles, Boniperti. So le formazioni a memoria. Poi ho giocato contro la Juve e ho capito cos’è l’arroganza del potere. In campo e fuori. Adesso tifo Juve e sono sempre contento: quando vince perché la amo e quando perde perché non la sopporto».
A CURA DI MARES..CUCCI

mercoledì 25 marzo 2009

IL TABELLINO

SOLO SORRENTO - OC FESTOLESE 1 2 - 7

RETI OCF: ROMANO 3 - CACACE 1 - PANE 1 - ESCAG 1

FORMAZIONE OCF - POSIZARES - CACACE - PANE - ESCAG - ROMANO

martedì 24 marzo 2009

I CONVOCATI PER LA PARTITA DEL MARTEDI' CONTRO SOLO SORRENTO SONO:

POSIZARES - ESCAG - ROMANO - CACACE - PANITICO

venerdì 20 marzo 2009

ARCIMATTO FESTOLESE


Ve lo ricordate Socrates? Noi vi diciamo come vive

Continua la nostra rubrica sui campioni dello sport:

Sòcrates Sampaio de Souza Vieira de Oliveira è nato a Belèm il 19 febbraio 1954. Ha giocato nel Botafogo, nel Corinthians (297 partite, 172 reti), nella Fiorentina, nel Flamengo, nel Santos e, 50enne, anche nel Garforth Town, in Gran Bretagna. Regista e trequartista, è stato capitano del Brasile, in cui ha sommato 63 presenze e 25 reti. Ha partecipato ai Mondiali di Spagna 1982 e di Messico 1986. «Le mie vittorie politiche sono infinitamente superiori ai miei successi da professionista. Una partita dura 90 minuti, la vita prosegue, ed è reale». Lo possono ammirare, la barba grigia e l’occhio buono e severo, ogni domenica su Cartao Verde, trasmissione su Tv Cultura che da quindici anni fa opinione, in Brasile. Ha compiuto 55 anni il 19 febbraio, Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, a cui il padre, folgorato dalla lettura della Repubblica di Platone, impose il nome di Sòcrates. Chi è più fortunato, lo può incrociare a Ribeirao Preto da Pinguìm, ormai più un luogo di culto che una birreria che offre - dicono - la spina migliore del Brasile. Le sue idee e i suoi comportamenti hanno lasciato un solco che ha attraversato le generazioni in Brasile, se è vero che qualche mese fa quando uno sponsor locale decise di creare un evento e invitò lui come testimonial, Sòcrates Brasileiro - così indicato per distinguerlo dall’altro filosofo che operò ad Atene - attirò migliaia di persone, giovani e vecchi, impazzite fino a notte per avere solo un suo autografo. E sì che sono passati vent'anni da quando Sòcrates, il grande magro - o magrao - incantava in campo dall'alto dei suoi 191 centimetri, leader del Brasile più bello e meno vincente, quello del 1982, di Zico, Falcao, Junior e soprattutto suo, che di quei fenomeni era il capitano. Si possono leggere i suoi pensieri su Agora, giornale di cui è regolare columnist. Oppure si può incontrare, Sòcrates, impegnato nella sua nuova attività, al cineclub da 800 posti nel centro di Ribeirao, dove ha preso forma e sostanza il progetto Cauim, ideato e realizzato dal cineasta Fernando Kaxassa, un progetto sociale e culturale che ha il cinema come mezzo privilegiato per diffondere cultura e idee. «E' un sogno, Cauim, un processo educativo per chi in altro modo non può andare al cinema: c'è gente che non può pagare 50 Real, mentre qui non c'è biglietteria, lo spazio è pubblico. Poi chi viene, magari lascia un'offerta, chi può farlo».Che non fosse una persona qualsiasi, se ne accorse per primo il padre, quando un giorno lo accompagnò a lezione all'Università, alla Facoltà di medicina dell'Università di San Paolo, la Usp, poi di ritorno a casa passò a vedere alcuni ragazzi che giocavano nel Botafogo di Ribeirao Preto. E lo ammirò in campo, lungo e dinoccolato, e soprattutto vide quanta genta fosse lì, incantata, a guardarlo. «E' più bravo di spalle che di fronte» lo definì, divertito, Pelè, a sottolineare i suoi toques de calcanhar, i colpi di tacco che spiazzavano gli avversari e facevano impazzire la torcida. Laureato in medicina, per tutti "o doutor", non ha esercitato quasi mai nella Clinica di Ribeirao Preto: più che curare il fisico si è dedicato da sempre a curare le menti. «Il calcio per me è come camminare: da solo, svincolato da un contesto sociale, non è nulla. Quando vai a piedi, non fai niente di speciale: se però a piedi vai in Parlamento a far valere le tue idee, cambia tutto. Così il calcio: se diventa un veicolo per educare la gente, allora è un mezzo formidabile». Lui ci provò nel 1982, quando introdusse il regime rivoluzionario della Democracia Corinthiana, nel Corinthians, la squadra della sua vita: una sorta di autogestione, pochi allenamenti e nessun ritiro, nessun divieto, i giocatori coinvolti nell'organizzazuioine e nella gestione del club, «se sono responsabili di se stessi, rendono di più» diceva. Vinse lo scudetto. O come quando più avanti nel Cabo Frio, di cui fu allenatore, preparatore atletico e soprattutto psicologo, prima dell'allenamento chiedeva ai giocatori di discutere di politica e attualità, invitandoli ad attaccare dei ritagli di un giornale su un grande cartellone negli spogliatoi. Un rivoluzionario autentico, in un Brasile - e in un calcio - fortemente reazionario. Ora ha proposto di ridurre il numero dei giocatori da undici a nove: «Una volta, ogni giocatore correva in media 4 chilometri a partita, ora ne fa dieci: così non ci sono più spazi per la creatività. Meno giocatori, riporterebbero più spazio alla fantasia». Come la sua, soprattutto, lui che in Italia con la Fiorentina soffrì il nostro calcio molto poco bailado e già aggressivo: e sì che lui dal Brasile era fuggito per la delusione di un'elezione politica andata male, del suo candidato Dante de Oliveira, mentre ora con più distacco si limita a simpatizzare per il Partido dos Trabalhadores di Lula. «Io cercavo la felicità, non i soldi» spiega, così dopo un anno difficile a Firenze rinunciò a un milione e mezzo di dollari e tornò a casa, per giocare con Zico nel Flamengo. Fuma «per pensare meglio», parla spagnolo, francese e italiano ma non inglese perché è la lingua dell'imperialismo, adora la birra. Socrates ha avuto tre mogli - l'ultima si chiama Simone, ha trent'anni - e sei figli: Rodrigo, Gustavo, Marcelo, Eduardo, Socrates Junior detto Juninho che ha 18 anni e gioca a pallone a San Paolo, e l'ultimo, due anni appena, che ha chiamato Fidel. L'omaggio alle sue idee di sempre, l'ultimo suo colpo di tacco al mondo. Per ora.


a cura di MARES..CUCCI ( fonte corrsport)


1Puntata :VENDRAME

2 Puntata: ZIGONI

3 Puntata: FLACHI

mercoledì 18 marzo 2009

SOLO SORRENTO – OC FESTOLESE 9-4

IL TABELLINO
OC FESTOLESE : Posizares, Romano, Escag, Cacace, Paninho.
SOLO SORRENTO: Tahon, Bruscolotti, Miccio, Ferraro, Cacà
Marcatori : Pannho 2, Cacace 1, Escag 1

LE PAGELLE DI MARES..CUCCI
Escag : attualmente corre di più un ornitorinco obeso e bendato del numero 7 festolese. Svagato e senza voglia passeggia spaesato per il campo. Si fa notare per un battibecco con gli ultras, che gli contestano notti brave al night e al casinò. Unica nota lieta è che ritorna al gol dopo un digiuno di quasi tre mesi.
Voto 4 LA DOLCE VITA.
ROMANO: E’ l’ opposto di Escag, conduce un esemplare vita da atleta non beve, non si dà alle scommesse clandestine, e a tavola segue una dieta ferrea. Ma il troppo allenamento sembra avergli prodotto troppo acido lattico non solo nelle gambe ma anche nel cervello. Oramai non parla ma grugnisce ed è spiritoso quanto un orco della valbrebbana .
VOTO 5,5 DISTRAETELO

PANINHO: Ha ingaggiato un personale duello con Poldo l’ amico di Braccio di ferro, non si sa se si sia mangiato più gol lui o più panini con l ‘ hamburger il gordo eroe dei fumetti. Nel finale di partita si riscatta parzialmente segnando due RETI a Mariano Roger Tahon e ripeto a Mariano Roger Tahon ( avessi detto a Buffon.. )
Voto 5 GOLOSO

POSIZARES: A fine partita ci lasciamo andare esclamando nello spogliatoio : “ Però Posizares ha giocato bene!” come risposta riceviamo dalla squadra un silenzio tombale, anzi molti per non esprimersi fanno finta di fischiettare, altri scavano nel borsone fingendo di cercare un calzino che non trovavano dalla terza elementare, altri fanno finta di leggere un giornale del 13 luglio 1970. A rimarcare la pigrizia che lo contraddistingue anche tra i pali, resterà negli annali la sua dichiarazione : “ Ua’ mo mi devo vestire, non ce la faccio. “
VOTO 5,5 l’ OTTAVO NANO ( PIGROLO )

CACACE:è L’ unico dell’ intera rosa che potrebbe dare del tu al pallone, tenta qualche bella giocata, ma diciamoci la verità nella squadra gli manca qualcuno con cui poter dialogare e scambiarsi la palla. Per ovviare a ciò i tifosi hanno chiamato il dottor strana more per trovargli un partner ideale.
VOTO 6 SINGLE A NOZZE

lunedì 16 marzo 2009

Noi Vogliamo Francesco Pornostar

OC.FESTOLESE - LOS CEBOLLITAS 2-8: BATOSTA PER I BIANCAZZURRI

Una folla incredibile si è assiepata sugli spalti per osannare Ratinho.

Questa volta non ci siamo proprio la Festolese affonda sotto i colpi delle furie rosse di Mariano Minireri e dopo essere passati in vantaggio per 2-0 subisce un passivo che non ammette repliche: 8-0. La squadra festolese ha subito la migliore organizzazione di gioco degli avversari e le numerose assenze, e vengono travolti salvandosi da un passivo maggiore soltanto grazie alle parate di Ratinho galvanizzato dalle numerose fans giunte ad acclamarlo. Per la Festolese un'amara sconfitta che mette a nudo i limiti di una squadra falcidiata dagli infortuni e schierata in campo in modo approssimativo. Domani c'è la solita sfida con Solosorrento per tornare a sorridere, si spera nel recupero di Cacace e Di Prisk. Ratinho cede il posto a Posizares.

IL TABELLINO

OCFESTOLESE - RATINHO, PANINHO, GIGINHO, ESCAG, ROMANO.

MARCATORI: PANINHO, GIGINHO

mercoledì 11 marzo 2009

SOLOSORRENTO-OC.FESTOLESE 3-3

Finisce in parità la consueta sfida del martedì sera tra la Festolese e la squadra capitanata da Roberto Fiorentino. Una gara che non ha regalato particolari emozioni agli spettatori giunti al "Delle Rose", ma che comunque è stata combattutta fino alla fine. Solosorrento è stata in vanytaggio per l'intero arco della gara fino ad un massimo di 3-1, poi la rimonta con i gol di Paninho e Romano allo scadere. Adesso la squadra di Escag e compagni è attesa dalla sfida con Los Cebolittas di Mariano Minieri, squadra ben attrezzata e pronta a dare del filo da torcere per i biancazzurri.
Il Tabellino
SoloSorrento - Oc.Festolese 3-3
Reti: Di Prisk, Paninho, Romano
Le pagelle di Roberto Fiorentino
Posizares 8: con l arrivò della primavera si sono raddoppiate le corse per la costiera e anche lui ha sciorinato parate una più bella dell altra... Nonostante la massa e dieci volte più reattivo di kalak...un peruzzi mancato
Romano 4: un tuttofare che alla fine combina poco e niente.. Da indicazioni fuori e dentro dal campo, addirittura invita un suo compagno di squadra in netto ritardo di indossare le prime scarpe che trovasse , anche mocassini o sandalo. Colpisce una traversa clamorosa , per il resto tanta corsa campestre e poco pallone
Escag 7-:oggi se giocava male rischiava l esclusione, ad inizio gara prova un timido tentativo di corruzione ma la sua valigietta era vuota.. In campo però dimostra di meritarsi il posto anche se le sue giocate sono monotematiche... Fragiello cresce

LA FESTOLESE SU REJA


All' indomani della decisione della SSC NAPOLI di esonerare mister ReJA, la società festolese ha deciso di contattare il tecnico goriziano, per offrirgli la panchina biancoblù. " Non possono essere due mesi balordi - ha commentato Maresca - a cancellare quanto di buono ha fatto Reja a Napoli. Per noi ingaggiarlo rappresenterebbe un vero salto di qualità. E' vero da tifoso napoletano ho spesso contestato Reja ma per il suo modo d' intendere il calcio sarebbe il mio allenatore ideale. Tutti in difesa e contropiede così la festolese vincerebbe tutte le partite."

martedì 10 marzo 2009

OC.FESTOLESE-SOLOSORRENTO: E'EMERGENZA IN CASA BIANCAZZURRA

Per il nuovo match contro i rossoneri di Solosorrento è piena emergenza in casa festolese, con ben quattro giocatori indisponibili per la partita. L'amichevole in famiglia di domenica scorsa è costata cara al team del presidente Maresca che deve rinunciare nuovamente a Cacace. Il numero dieci è alle prese con un riacutizzarsi al problema che lo ha tenuto fuori un anno e mezzo, ma c'è chi dice che sia soltanto un po' di "uallera" . Out anche De Maio a caausa dell'ormai cronico problema al bicipite femorale e Giginho spossato dall'influenza e forse anche da qualche donna di troppo, dicono i maligni...Inoltre anche il fantasista Linho non è arruolabile per impegni "lavorativi", dunque davvero un problema schierare una formazione all'altezza contro Fiorentino e compagni. A tenere banco anche le polemiche del presidente Maresca, che ha voluto a tutti i costi la presenza di Posizares tra i pali, per rispondere alle critiche piovute dopo la sua esclusione nell'incontro della scorsa settimana contro i rossoneri. Si era infatti diffusa la notizia che l'estremo difensore festolese, non aveva digerito la panchina e si era "abbattutto" contro una frittata di maccheroni. Fatto sta che adesso Posizares è pronto a riprendersi la maglia da titolare, con la piena fiducia del suo compagno di merende Escag. Da seganalare l'esordio quest'oggi del nuovo giocatore Paninho, centravanti brasiliano all'Amauri, acquistato in fretta e furia per rimediare alle numerose defezioni. Ecco la lista dei convocati per questa sera al "Delle Rose": Posizares, Di Prisk, Romano, Escag, Pane.

lunedì 9 marzo 2009

la primavera festolese trionfa

Grande vittoria ieri dei giovani festolesi che in rimonta hanno battuto l' INTERFANSORRENTO. Sotto di quattro goal dopo i primi 45 minuti, i ragazzi della primavera con determinazione hanno ribaltato il risultato vincendo 8 a 7. Sugli scudi bomber Ercolano, autore di tre marcature ( una da centrocampo ) e il portierone Nino Maresca, che subentrato nel secondo tempo si e' reso protagonista di alcune prodigiose parate. Da sottolineare la prestazione di Escag schierato con la primavera per recuperare la condizione fisica ottimale, ha finalmente corso a tutto campo lottando con grinta ( anche troppa, vedi la gomitata ad ercolano senior) su ogni pallone . Una buona prova insomma dei giovani festolesi, usciti tra gli applausi delle oltre 30 persone ( record di affluenza ) che hanno assistito all' incontro.

DOMENICA 15 MARZO: OC.FESTOLESE- LOS CEBOLLITAS

Settimana ricca di appuntamenti per la Festolese, che dopo la sfida di domani contro SoloSorrento, dovrà vedersela contro l'agguerritissima Los Cebollitas compagine capitanata da Mariano Minieri.
Il match con le furie rosse si disputerà domenica sera allo stadio "Delle Rose" alle ore 22.00.

L'AMICHEVOLE IN FAMIGLIA FINISCE 8-1

Il test domenicale tra le due formazioni della Festolese termina con un perentorio 8-1 per la squadra capitanata da Ratinho. La gara tra i calciatori festolesi non ha avuto storia, con il Real Ratto sempre avanti el'Atelico Posizares incapace di opporre una reazione. I festolesi in maglia azzurra hanno sfruttato la maggiore freschezza fisica e hanno sapientemente sfruttato le pecche difensice di Cacace e compagni. Un buon allenamento dunque in vista dell'imminente replay della gara con SoloSorrento, che servirà a chiarire le gerarchie e soprattutto aumentare la tenuta atletica della squadra festolese.
Il Tabellino
Real Ratto - Atletico Posizares 8-1
Reti: Pane 4, Romano 3, Giginho (autogol), Marchinho
REAL RATTO: Ratinho (Cap.), Romano, Di Prisk, Alessandro, Pane.
ATLETICO POSIZARES: Posizares (Cap.), Cacace, Escag, Marchinho, Giginho.

domenica 8 marzo 2009

ore 22 stadio delle Rose Di Piano

Per scelta della dirigenza si sfideranno gli atleti festolesi divisi in due squadre.

SQUADRA REAL RATTO ( MAGLIA BIANCA O CHIARA)

1 RATTO (C)
2 ROMANO
3 DI PRISK
4 PANE
5 MARIO



SQUADRA ATLETICO POSIZARES ( MAGLIA BLAUGRANA O SIMILE)

1POSIZARES (C)
2 MARCHINHO
3 ESCAG
4 CACACE
5 GIGINHO

mercoledì 4 marzo 2009

ESCAG CON LA PRIMAVERA


Clamorosa decisione dell' ormai ex capitano che decide di giocare con la primavera. "La mia scarsa condizione fisica - ha dichiarato - ha notevolmente penalizzato la squadra nelle ultime due uscite, penso che come dice Ratinho di dover duramente impegnarmi per riottenere un posto da titolare. Forse ha ragione Di prisco , quando per me vede si un futuro, ma dietro ad una scrivania. Non ho nulla da rimproverare ai ragazzi, purtroppo quando si gioca uno in meno è dura vincere". Domenica ore 18.00 "Stadio Buatella", Escag farà il suo esordio con la squadra giovanile impegnata in un delicato incontro contro L ' INTERFAN SORRENTO.

SOLOSORRENTO-OC.FESTOLESE 8-5


Inattesa sconfitta per gli uomini del presidente Maresca contro SoloSorrento che si impone per 8-5. La compagine biancazzurra era partita con decisione passando sul 1-3, ma la reazione dei rossoneri e il calo fisico vistoso ha fatto si che SoloSorrento meritasse il pareggio e poi la vittoria. Decisamente sottotono Romano, che è rimasto a secco di reti, il capitano festolese ha pagato la settimana di intensi allenamenti. Bene Cacace che nonostante anche lui non fosse al meglio muscolarmente, è riuscito a realizzare quattro reti. Adesso ci sarà l'ennesima sfida della serie, con la Festolese in cerca di riscatto, la formazione della fontana disputerà un amichevole in famiglia domenica sera allo stadio "Delle Rose" per valutare le condizioi di tutta la rosa.

lunedì 2 marzo 2009

SOLOSORRENTO-OC.FESTOLESE: I CONVOCATI

Per la nuova sfida contro SoloSorrento alle ore 18.00 presso lo stadio "Delle Rose" la Oc.Festolese, ha convocato i seguenti calciatori:
De Maio
Ratinho
Escag
Romano
Cacace

Per il resto della rosa, viene esteso l'invito ad assistere alla gara e a partecipare alla cena sociale che si terrà dopo la partita.

BENTORNATO FLACHI


Due anni senza calcio, una condanna enorme per lui che era l' idolo della Genova blucerchiata; due anni guardando gli altri giocare e a rimproverare se stesso per una "cazzata" che lo aveva costretto al lungo stop. Due anni dove nelle orecchie non si ascoltavano le urla di incitamento degli ultras, ma i biechi commenti dei perbenisti di turno: "Guarda là al tavolo ci sta quello che si è fatto di coca", due anni ad abbassare lo sguardo davanti all' indice accusatore della gente. Due anni passando notti insonne pensando di non potercela fare, a sognare quando pischello dalla Fiesole partiva il coro " il ragazzino gioca bene, il ragazzino gioca bene." Ma il tempo offre a tutti una seconda possibilità e quella di Francesco si chiama Empoli; la società toscana ha deciso infatti di tesserarlo ad inizio stagione ben sapendo che la squalifica sarebbe terminata solo a Gennaio, e che Flachi era un giocatore da troppo lontano dai campi da gioco. Finalmente Sabato 28 Febbraio l' esordio con la casacca empolese nel derby contro il Livorno, qualche apertura illuminante per gli attaccanti, due tre passaggi dei suoi e alcune giocate di classe, hanno fatto dire agli addetti ai lavori che il talento di Flachi è tornato. 107 reti con la sampdoria e terzo marcatore di sempre della squadra blucerchiata, dietro solo a Roberto Mancini ( 132) E Gianluca Vialli (126) , sono numeri che dimostrano che la carriera di Flachi non poteva finire con una sentenza di un tribunale; il "ragazzino" è cresciuto e ha capito di aver sbagliato, ritornare in campo e voler dimostrare a tutti e soprattutto ai figli e alla moglie Valentina di essere diventato finalmente adulto è senz' altro il gol più bello della sua carriera. Ci sono giocatori e uomini le cui storie di vita meritano rispetto è per questo che sono stato tra i più contenti quando sul tabellino di una partita ufficiale ho rivisto il nome di Flachi.
Bentornato Francesco.
ESCAG7